Disturbi del neurosviluppo, spesso la diagnosi è tardiva

Esplosioni di rabbia, oscillazioni improvvise dell'umore, alterata capacità di gestire le proprie emozioni. Sono alcuni dei sintomi che segnalano uno stato di disregolazione emotiva.

Una condizione patologica che nei giovani adulti è sempre più frequente, come ci raccontano il dottor Marco Bateni e la dottoressa Monica Golin, rispettivamente Direttore Terapia Psichiatrica e Psicologa del reparto di Psichiatria della Casa di Cura Villa Margherita Gruppo KOS di Arcugnano (Vicenza).

Li abbiamo intervistati in occasione del corso  promosso dalla struttura vicentina dal titolo "Traiettorie evolutive dei disturbi del neurosviluppo: disregolazione emozionale, ADHD e Autismo di livello 1 nei giovani adulti”. Un’iniziativa formativa organizzata proprio a fronte delle richieste di ricovero che provengono dal territorio, finalizzate ad un approfondimento diagnostico e ad un successivo trattamento da parte del team specialistico.

Nei casi di neurodivergenza, è centrale una corretta e tempestiva diagnosi in giovane età. Ma, per diverse ragioni, non sempre avviene.

“Nella presa in carico neuropsichiatrica dei giovani adulti, ci capita spesso di ricoverare pazienti con patologie che nascondono disturbi del neurosviluppo non riconosciuti in età adolescenziale -  afferma il dottor Bateni -. Alcuni ragazzi sviluppano, dopo anni, comportamenti inspiegabili agli occhi degli amici o dei famigliari, come ritiro sociale o alterazioni della personalità che, in realtà, si riferiscono ad un funzionamento patologico del neurosviluppo non rilevato in precedenza. Il disturbo bipolare, per fare un esempio, o la depressione possono essere conseguenza di un disturbo dello spettro autistico mai diagnosticato prima –  continua Bateni -.Sono pazienti complessi, non riconoscono il loro problema, le cause delle loro difficoltà, vengono ricoverati per altre malattie, disturbi psicotici che sono secondari. Le comorbidità psichiatriche più ricorrenti di un disturbo del neutosviluppo ignorato sono: la depressione, il disturbo ossessivo-compulsivo, l’ansia, il disturbo bipolare. In questo contesto, noi specialisti diventiamo dei veri e propri ricercatori di sintomi. Una classificazione diagnostica corretta diventa fondamentale per prescrivere un trattamento terapeutico efficace”.

I colloqui con il paziente e con i famigliari, una batteria di test ed esercizi cognitivi, tecniche e terapie personalizzate, un approccio biopsicosociale, sono alcuni degli strumenti utilizzati nei percorsi di psichiatria integrata.

Arrivare alla consapevolezza della propria condizione resta il primo step, non solo per il paziente, ma anche per la famiglia.

Ma come può sfuggire un problema di Adhd o di Autismo in età evolutiva?

“Succede – spiega la dottoressa Golin -, ci sono bambini che hanno competenze settoriali e selettive. Sono bravissimi nell’informatica per fare un esempio, ma non sono capaci di relazionarsi con i pari. Nell’autismo ad alto funzionamento, la capacità intellettiva è nella norma o anche più elevata, rispetto al basso funzionamento, ovvero quella condizione che nell’immaginario comune è associata ad una persona chiusa nel suo mondo ed incapace di comunicare con gli altri. Per questa ragione, l’autismo ad alto funzionamento è più difficile da diagnosticare.”

C’è anche una differenza di genere, tra maschi e femmine.

“I disturbi dell’autismo ad alto funzionamento nelle donne è più difficilmente  diagnosticabile – spiega la Golin -, il masking è più accentuato nelle ragazze che tendono a mascherare il proprio stato imitando gli altri, per sentirsi adeguate. Apparentemente riescono a socializzare, ma ci sono campanelli d’allarne: hanno una "batteria sociale" che si consuma molto velocemente, tendono a dormire per ricaricarsi dopo lo sforzo relazionale. Anche nei maschi c’è una difficoltà ad intuire le norme sociali, ma non riescono a regolarsi, parlano troppo o ripetono le stesse cose, senza accorgersi delle reazioni degli altri. L’isolamento diventa una conseguenza. Questo è un aspetto importante, un luogo comune da sfatare  – aggiunge -: la persona autistica non vuole stare da sola. Al contrario, cerca la relazione sociale ma difficilmente riesce ad ottenerla, viene isolata o è costretta ad isolarsi. I maschi con autismo non diagnosticato e trattato in età giovane tendono a sviluppare disturbi ossessivo-compulsivi o depressione, mentre nelle femmine c’è una maggiore incidenza di crisi di ansia, di depressione e di disturbi di personalità”.

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