Gli esami del sangue potranno predire la depressione?

Il Disturbo Depressivo Maggiore (MDD) ed Il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD) rappresentano due disturbi psichiatrici molto complessi e particolarmente debilitanti che possono determinare una significativa compromissione nella qualità di vita del soggetto affetto nonché condurre il soggetto (non adeguatamente riconosciuto ed efficacemente trattato) a mettere in atto comportamenti auto e/o eteroaggressivi potenzialmente devastanti.

Ad oggi la diagnosi di tali disturbi, basandosi principalmente su determinanti soggettivi piuttosto che oggettivi, spesso comporta una misdiagnosi (errata diagnosi) o un ritardo diagnostico e, pertanto, anche la scelta di un trattamento non sempre risulta appropriato, mirato ed efficace. Le recenti ricerche in ambito neurobiologico ha permesso di identificare specifici biomarkers che consentono di diagnosticare in modo preciso ed accurato il MDD ed il PTSD.

Recentemente, due ricercatori della University of Illinois di Chicago, Dario Aspesi e Graziano Pinna, in un lavoro pubblicato su Expert Reviews of Proteomics, hanno potenzialmente identificato uno specifico esame del sangue che può permettere di diagnosticare in maniera precisa il MDD ed il PTSD.
"Il test - riferisce il dottor. Pinna all'ANSA - che valuterà la presenza o assenza di marcatori legati alla malattia, potrebbe entrare nella pratica clinica nel giro di 5 anni".

La scoperta di specifici biomarkers identificabili e misurabili a livello ematico può potenzialmente rappresentare uno strumento in grado di predire, diagnosticare e monitorare l’efficacia di un trattamento per il MDD ed il PTSD.
"Si tratta, ad esempio, di misurare i livelli ematici di molecole quali i neurosteroidi che vengono prodotti nel nostro cervello ma sono anche presenti nel sangue e possono essere alterati dallo stress (…)” - spiega il dottor Pinna. “Tali biomarkers possono indicare in modo oggettivo in un individuo la sussistenza di turbe dell'umore e, quindi, di malattie psichiatriche quali la depressione ed il PTSD".

In particolare, i ricercatori dell’University of Illinois di Chicago hanno indagato il potenziale ruolo dell’Asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene, del ruolo dell’epigenetica, del neuropeptide Y (NPY), del fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF), della biosintesi neurosteroidea, del sistema endocannabinoide, e della loro funzione in qualità di biomarkers nei disturbi dell’umore.
"Stiamo mettendo a punto nel nostro laboratorio- continua il dottor Pinna - un test del sangue che va alla ricerca di diverse molecole, almeno 20, la cui concentrazione è determinante per capire chi soffre di depressione o chi è incline al PTSD. Il test sarà in grado anche di predire chi, tra i depressi, potrà giovare di certi farmaci piuttosto che di altri, aiutando a personalizzare le terapie".

Di fatto, attualmente i disturbi psichiatrici vengono principalmente diagnosticati sulla base della sussistenza o meno di una serie di criteri (secondo il corrente manuale diagnostico e statistico dei Disturbi Mentali – DSM-5) ovvero sulla base di questionari e sulla base di un corteo sintomatologico. Disporre di un test (oggettivo ed affidabile) basato sulla misurazione di una seri di biomarkers capaci di tracciare la cosidetta “bio-firma” di ciascun soggetto, potrebbe essere potenzialmente innovativo e rivoluzionario, sia a livello diagnostico che terapeutico.
"Potrebbe anche aiutare ad individuare sottopopolazioni diverse di pazienti, organizzare trial clinici più mirati e sviluppare farmaci di precisione", conclude il ricercatore (ANSA).

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nov-2018