La solitudine è il comune denominatore nei disturbi dell’alimentazione

Chi ha problemi di disturbi alimentari è una persona sola?

La solitudine è una componente presente in questa patologia e a confermarlo è il dottor Luca Maggi, psichiatra Villamare Neomesia.

Dopo anni trascorsi a parlare con persone affette da problemi con l’alimentazione  si staglia sempre più nitido il problema della solitudine in questi pazienti - spiega l’esperto -. Le “forme” che possono assumere i disturbi alimentari sono tante. Si tratta di uno strano mondo popolato da persone che animano varie tipologie di disturbi: anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata. Ma il comune denominatore è la difficoltà di riuscire ad individuarsi nel rapporto con gli altri e la conseguente attivazione di manovre tese a migliorare l’autostima e l’integrazione nel sistema di relazioni nel quale viviamo.

Quando si manifestano i Disturbi Alimentari?

Il periodo adolescenziale rappresenta, non a caso, il momento ideale per catalizzare l’inizio dei Disturbi Alimentari a causa delle numerose sfide maturative che caratterizzano questa delicata fase della vita: l’accettazione del corpo che cambia, l’emancipazione dalle figure genitoriali, la necessità di validazione, sostegno e reciprocità nel rapporto con i pari, l’inizio della vita sentimentale, le prime esperienza sessuali e le responsabilità della vita adulta.

La costruzione della propria identità, che tipicamente avviene nello svincolo adolescenziale e l’inizio della vita giovane/adulta, per certi versi è simile alla costruzione di una casa: per realizzarla ci avvaliamo di modelli basati sull’esperienza e facciamo vari tentativi per riuscire a costruire un’abitazione con delle fondamenta solide, delle stanze accoglienti ed un aspetto esteriore che ci rappresenti.

Se qualcosa va storto ed abbiamo l’impressione di non riuscire a realizzare un buon lavoro, aumenta la probabilità di ricorrere all’espediente del controllare l’alimentazione, il peso e le forme del corpo. Infatti, in una società basata sullo status symbol della magrezza, migliorare l’immagine della “casa”, anche se le fondamenta e l’organizzazione interna sono problematiche, crea l’illusione di una maggiore attrattività e accettazione da parte degli altri.

Quali sono i fattori scatenanti?

Spesso riscontriamo dinamiche familiari iperprotettive o invalidanti, esperienze traumatiche durante l’infanzia e l’adolescenza, tratti di personalità connotati da tendenza all’evitamento, perfezionismo, disregolazione emotiva/impulsività oppure ipercontrollo/ossessività che possono perfino coesistere nella stessa persona.

L’innesco del disturbo generalmente è dovuto a fattori interpersonali: critiche, esperienze di rifiuto sentimentale, non sentirsi all’altezza di affrontare le sfide del momento, sentimenti di solitudine con bisogno di valorizzarsi, rendersi “visibili” agli occhi degli altri significativi.

La persona che soffre di disturbi alimentari, ne è consapevole?

La scoperta del disturbo è una vera e propria “luna di miele”, una sorta di esperienza illuminante, che determina un imprinting positivo con la patologia rendendola egosintonica, ovvero, desiderata, funzionale e adattativa alla risoluzione dei propri problemi. Ad esempio, una ragazza che riesce a restringere ed a raggiungere dei livelli di emaciazione estremi sperimenta un senso di euforia, forza e padronanza sulla propria vita.

La dark side del problema, invece, è il ritiro autistico dell’anoressia nervosa restrittiva pervaso dal terrore di perdere il controllo sui risultati così faticosamente ottenuti, la disperazione assoluta della bulimia nel momento in cui si perde totalmente il controllo e si cade nell’abisso dell’esperienza “tossicomanica” del cibo e del vomito auto-indotto, la depressione mista al senso di rassegnazione e solitudine con ulteriore ricorso al cibo come esperienza confortante e auto-terapeutica nel BED.

Nella dark side la solitudine è la regola, la naturale conseguenza dell’implosione del disturbo alimentare da stella a buco nero che risucchia tutte le energie vitali all’interno dell’orizzonte degli eventi.
La chiusura in questi casi assume le sembianze dell’isolamento.

2021-03-18